E’ morta a 13 anni di parto dopo essere stata violentata dal padre

Una vicenda terribile che ha scosso un'intera comunità in Brasile e che vede un solo colpevole: il padre della bambina

Aveva tutta la vita davanti, di sogni e di speranze, invece è morta a 13 anni di parto, mentre dava alla luce il suo bambino, dopo essere stata violentata dal padre.

E’ successo a Coari, in Brasile e l’uomo, Tome Faba di 36 anni, è stato infine arrestato dalla polizia con l’accusa di violenza su minore e omicidio colposo.

Morta a 13 anni di parto: la fuga del padre

Dopo la morte della figlia, la piccola Luana Katlen, suo padre è fuggito, ma dopo circa una settimana è stato scovato e arrestato dalla polizia locale.

Adesso è accusato di violenza e omicidio colposo, accuse che lui rigetta e a cui non crede neanche sua moglie, la mamma della piccola.

muore a 13 anni

Ma secondo le autorità brasiliane, si tratta di accuse fondate, poiché è stata proprio la giovane vittima a rivelare ad una zia ciò che le aveva fatto suo padre.

Secondo il racconto della piccola, Tome Faba, l’ha violentata mesi fa durante una gita fuori porta, in cui i due si erano recati per pescare.

La bambina è rimasta incinta, ma non si è accorta della gravidanza fino al 5 mese, quando in preda a dolori e altri malesseri si è recata in ospedale.

I dettagli rivelati dalla polizia

Il capo della Polizia Josè Barradas ha riferito che: “L’adolescente viveva con i suoi genitori in una zona rurale fuori città. Non si era resa conto, fino a due mesi fa, quando iniziò a sentire dolori all’addome, di essere incinta di cinque mesi“.

Alcuni parenti di Luana, hanno denunciato il padre della ragazzina, nel tentativo, invano, di proteggerla. Purtroppo, nonostante l’allerta ai servizi sociali e il duro lavoro dei medici non c’è stato niente da fare.

Al settimo mese di gravidanza i medici hanno indotto il parto a Luana, a causa di una grave anemia che l’aveva colpita.

Gli sforzi si sono però rivelati inutili. Luana è morta l’11 dicembre nell’elicottero che la stava trasportando presso una struttura più attrezzata, a Manaus, la capitale dell’Amazzonia.

Il piccolo invece si è salvato e secondo i medici al momento sta bene. Il colpevole di questa orribile vicenda è finito in carcere, dopo aver tentato di fuggire.

Adesso dovrà fare i conti con la giustizia ma anche con la sua coscienza. Una condanna ben peggiore di quella che gli infliggerà la legge.

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